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NOI CI METTIAMO LA FACCIA

Ed ecco una testata che ha deciso di metterci la faccia.....ha eletto I M Dopingfree a suo compagno di viaggio.....un compagno a volte scomodo......ma sincero ..........a volte pensa poco e parte in quarta......ma non per calunniare ma per salvaguardare..........un compagno che ha aperto questo journal nella ricerca della vostra voce che tarda ad arrivare ma sicuramente arriverà




di Massimo Vallini
All'interno
Chi gioca lealmente è sempre vincitore. È una regola di fair-play (moderna evoluzione del celebre motto decoubertiano), che ci trova in totale accordo e non solo per quanto riguarda lo sport, ma per la vita intera. Vogliamo evitare di alterare indebitamente le prestazioni per non cercare scorciatoie, per stare alle regole, per rispondere all’etica e perché i giovani possano seguire un esempio positivo. Il sorriso è il modo più positivo che c’è. Più ottimista e comunicativo, più sereno e divertente.

L’etica posta dalla società alla base dell’educazione - e lo sport ha un forte ruolo educativo -, dovrebbe bastare a stabilire valori e ideali cui tendere, ai quali uniformarsi. Il mondo, però, non sempre funziona nel migliore dei modi, per questo sono previste conseguenze per i comportamenti devianti, sport compreso: negli ultimi anni in Italia e altri Paesi, per esempio, il doping è diventato un reato, sotto la fattispecie della frode sportiva. È punibile sia l’atleta che fa uso di sostanze dopanti, sia il medico che le prescrive o somministra, sia chi fa commercio dei farmaci vietati.

I reati devono essere perseguiti e puniti, ma è opportuno recuperare la saldezza dell’etica dei principi. Nello sport questo significa rispetto per se stessi, il proprio corpo e gli avversari, per il sacrificio e la fatica. Ma
bisogna riprendere a insegnare le basi dello sport, i fondamenti dello sport come stile di vita. Invece succede che i giovani vengono avviati alla pratica sportiva non più per il gioco, il divertimento, il benessere, quanto per cercare un’attività che può assicurare, prima di tutto, denari e fama.

Ci sta, ci stiamo: lo sport professionistico regala intense emozioni. Purtroppo anche amarezza e frustrazioni, da spettatori e giornalisti. Non abbiamo niente contro l’agonismo, fa parte anch’esso della vita e del temperamento degli uomini, a patto che ci sia fair-play, a patto che si giochi lealmente. E questo vale per amatori, dilettanti e professionisti.

Torniamo alle regole. L’iniziativa Doping free che illustriamo all’interno di questo fascicolo intende recuperare certe regole che sono umane più che giuridiche. Sono etiche senza eccessi moralistici, direi. Ma prevedono qualche conseguenza per chi bara. Il sedicenne Marco Guadagnini, che ha avuto l’idea di Doping free e l’ha promossa con il papà Marino, sostiene che se si bara si deve, poi, in qualche modo, rendere conto a se stessi, allo sport e, per i professionisti, anche ai milioni di sostenitori. Hai dichiarato che sei Doping free solo per interesse? Ti sei fatto “beccare”? I sostenitori non dimenticano.

È qualcosa di più (o di peggio) della squalifica o della punizione. Il sorriso è un bel messaggio. Ed è bello vedere tanti giovani ciclisti che ridono e si divertono sulle loro minibiciclette. Il sorriso è l’arma che possiamo tutti tranquillamente utilizzare, forse l’unica. Nello sport come nella vita, a chi bara va tolto il sorriso. Da oggi in avanti, stabilendo una sorta di anno zero in questo gennaio 2009. Lo scriveremo e proveremo sempre a spiegarlo a voi lettori.

 

CICLISMO di gennaio 2009

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